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5 domande a ... Taylor Smith: “A Reggio la Tezenis Verona ha dimostrato di essere una buona squadra. Con Karvel Anderson c’è una chimica incredibile”

5 domande a ... Taylor Smith: “A Reggio la Tezenis Verona ha dimostrato di essere una buona squadra. Con Karvel Anderson c’è una chimica incredibile”

Il centro statunitense è stato tra i grandi protagonisti del ritorno alla vittoria sul campo dell’UNAHOTELS Reggio Emilia

Con 12.6 punti, 7.6 rimbalzi (quarto dato del campionato), 2 recuperi (secondo di tutta la Serie A) e 1.1 stoppate a partita (quinto valore del torneo) di media, Taylor Smith si sta affermando come uno dei giocatori stranieri più prolifici e impattanti della prima lega nostrana.

I numeri messi assieme finora dal centro della Tezenis Verona non lasciano adito a dubbi in questo senso e testimoniano come il prodotto degli Austin Lumberjacks si stia rivelando utile alla causa di coach Ramagli sia sulla metà campo difensiva che in quella offensiva.

Anche appoggiandosi a questa bidimensionalità, la Scaligera sabato scorso ha conseguito sul campo di Reggio Emilia il secondo successo del proprio campionato, una gara in cui Smith ha giocato un ruolo fondamentale nel 70-65 finale in favore dei gialloblù totalizzando 18 punti (miglior prova fin qui in Serie A), 9 rimbalzi, 1 assist e 1 stoppata in 33 minuti sul parquet, numeri questi che ci hanno spinto, con le nostre “5 domande a ...”, a chiedergli qualcosa in più riguardo al peso di quest’affermazione esterna e, più in generale, al suo rapporto con l’Italia e la pallacanestro italiana.

 

Contro Reggio Emilia avete ottenuto la prima vittoria dopo cinque sconfitte consecutive: cosa rappresenta e cosa vi dà il successo di sabato?

Dopo aver avuto una buona settimana di allenamenti, sabato abbiamo giocato in modo duro, da “revenge dogs”, eravamo molto affamanti e ci siamo presi la seconda vittoria stagionale. Abbiamo dimostrato di essere una buona squadra.

Oltre a segnare, riesci a renderti utile prendendo rimbalzi, recuperando palloni e stoppando al ferro: che tipo di giocatore sei? C’è uno o più giocatori a cui ti ispiri?

Crescendo i miei giocatori preferiti sono stati Gary Payton, Rajon Rondo e Andre Iguodala, giocatori di un certo tipo in grado di fare tutto in campo. Io ho cercato di inserire quest’attitudine nel mio modo di giocare: con punti, rimbalzi e stoppate cerco di far tutto per far vincere la mia squadra.

Sei alla seconda avventura italiana della tua carriera: cosa ti hanno insegnato i due anni a Ravenna e che differenze ci sono tra quella esperienza e quella che stai vivendo oggi?

Una cosa che ho imparato è che l’Italia è il miglior paese del mondo, la amo veramente. Anche il modo di giocare qui, con un sacco di pick and roll, si adatta perfettamente al mio stile. I tifosi poi sono molto importanti per il successo del team, basta vedere a Reggio Emilia quanto supporto ci hanno dato. Poi ho sviluppato molto la cultura e lo stile di gioco “di squadra”, elemento questo che ha aiutato molto il mio modo di stare in campo.

A Verona hai ritrovato come compagno di squadra Karvel Anderson: che rapporto c’è tra di voi?

Io e Karvel ci siamo conosciuti quando lui era a Imola e io a Ravenna, poi ci siamo ritrovati nella stessa squadra in Francia. La nostra chimica in campo è incredibile, abbiamo una conoscenza reciproca perfetta: l’uno sa sempre dove sia l’altro, dove si trova meglio in campo e come vuole ricevere la palla. Siamo come “peanut butter e jelly” (burro di arachidi e marmellata).

A proposito di rapporti: com’è quello con la città e le specialità veronesi?

Amo questa città, è diventata la mia seconda città preferita dopo Firenze. La gente è molto accogliente. La miglior cosa è ovviamente il cibo, ho provato un sacco di piatti e dei vini deliziosi.

 

Redazione: Golden Flamingo

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